Le Fiabe di Fata Favola


LA ZEBRA A SCACCHI
novembre 25, 2010, 10:44 am
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C’era una volta un ricco signore che un giorno decise di fare un viaggio in Africa per vedere gli animali selvaggi.

Prenotò la jeep, per il viaggio nella savana e con il suo binocolo, vide una cosa a dir poco bizzarra, una zebra  a scacchi.

Dovere sapere che quest’uomo era un famoso giocatore di scacchi, quindi subito decise di portare a casa quella zebra per usarla al posto della scacchiera, quando faceva i suoi tornei.

Il giorno dopo tornò sul posto con una gabbia enorme, catturò la zebra  e la portò a casa sua, nella tundra russa, insieme agli animali che già possedeva.

La zebra si sentì subito un po’ fuori posto, abituata al caldo africano, quel posto invece era freddo, il terreno, non era verde, ma bianco, ma almeno aveva cibo e acqua in abbondanza, e in più il suo lavoro era davvero bizzarro.

Capitava che dovesse stare ferma immobile per alcune ore, il suo nuovo padrone e un altro signore, sempre diverso, si sedevano ai due lati e le mettevano dei pezzi, che chiamavano, torre, re, pedone, sulla sua schiena.

In quella casa non c’era pericolo di essere mangiati dal leone, quindi a parte il freddo, e quel terreno sempre bianco, si stava bene.

Un giorno, il padrone decise di non giocare più a scacchi, quindi la riportò in una grande gabbia, di nuovo da dover era venuta.

Ma era passato troppo tempo, la zebra ormai si era abituata a non cacciare, e ad avere tanti amici intorno, quindi diventò triste  e sentiva la mancanza della sua fattoria in mezzo al bianco.

Un giorno, presa dalla noia e dalla tristezza, vide un branco di scimmie, ed ebbe un’idea, con le loro mani potevano costruire, i pezzi degli scacchi e poteva loro insegnare  giocare sulla sua schiena.

Si avvicinò al branco e spiegò loro la sua idea.

Le scimmie, inizialmente, furono un po’ stranite da quella particolare proposta, ma poi decisero di accettare, costruirono tutti i pezzi della scacchiera, con i legnetti della foresta, e iniziarono a fare dei tornei, appassionandosi piano piano al gioco.

Col tempo, si e sparse la voce tra tutti gli altri animali che facevano anche viaggi di ore, in branco per poter giocare   a scacchi.

E quando giungevano i turisti per osservarli, erano talmente presi dalla partita, che non scappavano più a nascondersi, anche speravano che tornasse quell’uomo e che portasse anche loro in quel posto con la cosa bianca, al posto dell’erba, a  giocare  a scacchi.

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